venerdì

Capitolo 69


Interno 11.


La verità è che sia io sia Mirco siamo disorientati: sì questo è il termine esatto, disorientati. Orietta – non mi viene naturale chiamarla mamma – era fidanzata con un giovane operaio, anche lui nato e cresciuto in Sardegna come lei. Erano intenzionati a sposarsi, ma la morte bianca era sopraggiunta come un fulmine a ciel sereno, strappandoglielo all’improvviso. Qualche giorno dopo la sua morte si accorse di essere incinta. A quei tempi avere rapporti prima del matrimonio era uno disonore tale che tutto il paese avrebbe emarginato la sua famiglia fino a ridurla ad uno stato impensabile di miseria. Tuttavia, non voleva abortire, sia perché la sua coscienza glielo impediva sia perché noi saremmo stati l’unico ricordo del suo tanto amato fidanzato. Per queste ragioni era venuta a Roma, dove nascemmo. Tuttavia, essendo povera e temendo che saremmo potuti morire di stenti, pensò di lasciarci di fronte ad un convento. Ci misero in orfanotrofi diversi e io fui adottata subito, mentre Mirco solo qualche anno più tardi.

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